E se anche lo champagne fosse in pericolo?

Secondo i produttori, lo champagne potrebbe perdere il suo classico sapore per colpa dei cambiamenti climatici

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Non è difficile da immaginare il problema: i cambiamenti delle temperature globali e stagionali sono diventati sempre più estremi e diversificati nel corso degli anni e questo non può che influenzare tutte le coltivazioni, comprese quelle di uva, nelle regioni di tutto il mondo.
E quindi anche in Francia. E quindi anche per quanto riguarda lo champagne.
Per produrre lo champagne ci vogliono un clima fresco e un terreno calcareo, in modo che si possa creare il gusto fruttato e frizzante che tutti conosciamo – chi è che non ha stappato almeno una volta una bottiglia di champagne per festeggiare? Ma, secondo i produttori francesi, i cambiamenti climatici stanno rendendo questi fattori sempre meno affidabili, tanto da mettere in pericolo l'esistenza del gusto e del sapore dello champagne per come noi lo conosciamo.

In un articolo di «Bloomberg» su questo tema, Antoine Malassagne, comproprietario della casa produttrice Champagne AR Lenoble, ha spiegato le difficoltà che ormai ne segnano la produzione: come il raccolto anticipato, per esempio, e quindi la maturità delle gemme che avviene ad agosto invece che a fine settembre e che comporta un'acidità inferiore dell'uva e quindi minor freschezza del vino e maggiore difficoltà nell'invecchiamento.

Che fare per ovviare a queste difficoltà? Sperimentare, ovviamente.
E infatti i produttori hanno iniziato a cercare alternative: da AR Lenoble mescolano i vini di riserva delle vecchie annate per recuperare il gusto, da Louis Roederer stanno provando con un'analisi del DNA del lievito e della viticoltura biodinamica per cercare di evitare gli impatti dei cambiamenti climatici.

Tecnologie e nuovi metodi che speriamo possano salvare il sapore di questo spumante, in modo che lo champagne non sia un'altra cosa che i cambiamenti climatici – e quindi i nostri comportamenti sbagliati nei confronti dell'ambiente – ci hanno tolto.