È iniziata la conferenza sul clima di Parigi: le questioni sul tavolo

L'obiettivo è contenere il surriscaldamento globale evitando un altro fallimento come nel 2009

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Da oggi e fino all'11 dicembre si riuniscono a Parigi i rappresentanti di 196 paesi; si attendono quasi 50mila partecipanti, inclusi 25mila delegati ufficiali di governi, organizzazioni intergovernative, agenzie delle Nazioni Unite, Ong e società civile.

Si cercherà di ottenere un accordo globale sul clima dopo 20 anni di tentativi; l'obiettivo è contenere il surriscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi. Il primo meeting cop si tenne nel 1995 a Berlino e la sfida, dopo tutti questi anni, è ancora la stessa. Ci auguriamo di non assistere a una disfatta come nel 2009, quando a Copenhagen il summit Onu si concluse senza nessun risultato concreto.

Tra gli scontri attesi quello tra i paese emergenti e quelli industrializzati. I primi rivendicano nei confronti delle potenze occidentale un maggior diritto ad inquinare, essendosi affacciati solo da poco tempo nel mondo industrializzato.

Altro punto che verrà affrontato è la scarsità di aiuti dei paesi ricchi per finanziare la conversione alle energie rinnovabili dei più poveri: nel 2009 vennero promessi 100 miliardi di dollari e ne mancano all'appello ancora 38.

'I leader riuniti a Parigi non possono ignorare centinaia di migliaia di persone scese in strada in tutto il mondo per dire basta a petrolio, carbone e gas e chiedere un futuro 100 per cento rinnovabile', spiega Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. 'La società civile si è mobilitata per spingere i governi a siglare un accordo ambizioso e vincolante che metta fine all’era dei combustibili fossili. Vedremo se la politica finalmente ascolterà i cittadini o continuerà a fare gli interessi delle lobby dei combustibili fossili'.