Un bicchiere di vino al giorno "leva il medico di torno”? Ecco tutta la verità sul rapporto tra bacco, resveratrolo e salute

È vero, il vino rosso contiene resveratrolo, ma sono nella misura dello 0,0001%. Vediamo cosa significa per la salute

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L’OMS ha da tempo smentito gli studi che dimostrerebbero un presunto effetto preventivo del consumo di piccole quantità di bevande alcoliche. Secondo questi studi, sia chi non beve affatto sia coloro che sono «forti bevitori» correrebbero un rischio maggiore di avere una malattia cardiovascolare rispetto ai cosiddetti «bevitori moderati». (Edwards et al., 1994). Per spiegare questa curiosa conclusione, sono stati chiamati in causa gli antiossidanti polifenolici (in particolare il resveratrolo) come fattori protettivi.

Il resveratrolo è una sostanza che ha destato interesse negli studi per la prevenzione delle malattie degli anziani o comunque per il ritardo dell’invecchiamento. Siccome questa sostanza è contenuta anche nelle bucce degli acini di uva rossa, e quindi nel vino rosso, sono state prodotte molte ricerche che hanno concluso che il vino rosso fa miracoli: previene l’infarto del miocardio, mantiene l’erezione più a lungo, previene la demenza senile, protegge le ovaie, previene i tumori, è un toccasana contro il diabete, l’influenza, l’obesità, e altro ancora. Sono numerosi gli articoli che appaiono sulla stampa o gli interventi radiotelevisivi che inneggiano al magico resveratrolo e, più precisamente, al vino rosso. Ma si tratta di una bufala madornale. Ecco perché.

  • Il resveratrolo è contenuto in circa 70 piante (fra le quali mirtilli, olive, fragole, pomodori, semi di arachide), oltre che nell’uva rossa.
  • Gli effetti antiossidanti (antiradicali liberi e perciò antinvecchiamento) sono stati osservati in vitro, su colture cellulari, o su topi da laboratorio e non sugli umani, in un contesto artificioso lontanissimo dalla realtà fisiologica.
  • Ai topi e alle colture di cellule il resveratrolo è stato iniettato in dosi massicce (300 milligrammi per ogni chilo di peso dei topi) ed è stato estratto da una pianta (Polygonum cuspidatum), non somministrato attraverso vino da bere.
  • «Gli scienziati non somministrano mai alle cellule in vitro o agli animali da sperimentazione il vino rosso, ma direttamente la molecola di resveratrolo, perché sanno benissimo che l’alcol presente nel vino ucciderebbe immediatamente sia le cellule in vitro sia gli animali da laboratorio» (Palmesino, 2008a).
  • Il resveratrolo è presente nell’acino dell’uva in piccolissime quantità: 50-100 microgrammi per ogni grammo di peso secco (0,3-0,5 milligrammi ogni litro di vino); perciò, per raggiungere dosi efficaci, un umano dovrebbe mangiare circa 5 chilogrammi di buccia di acini di uva rossa al giorno.
  • Il resveratrolo viene metabolizzato molto velocemente dall’organismo umano: dopo mezz’ora i valori, già infinitesimali, si riducono a circa il 10%.
  • Tutti gli esperimenti con i farmaci contenenti antiossidanti vengono utilizzati a 1 gr/die (altissime dosi) per sei mesi per ottenere blandi effetti terapeutici sul sistema cardiovascolare.
  • Le ricerche della Sezione di Alcologia clinica e sperimentale del Dipartimento di Medicina interna e Scienze biomediche (Università degli studi di Parma) e del canadese David Goldberg (Dipartimento di Laboratorio e Biopatologia dell’Università di Toronto) hanno portato alla scoperta che i vari antiossidanti presenti nel vino rosso (resveratrolo, quercitina, ecc.) non vengono riassorbiti dall’organismo umano se veicolati con il vino.
  • Di queste due ricerche, per motivi facilmente immaginabili, stampa e televisione non hanno dato notizia. I mass media non disdegnano però di riciclare periodicamente come «nuove ricerche» gli studi in vitro sul resveratrolo (che è una sostanza), al quale vengono negati, nel titolo dell’articolo del quotidiano di turno, i suoi presunti effetti antiossidanti protettivi; questi meriti vengono invece attribuiti al vino, che è una bevanda contenente circa 400 sostanze, tra le quali l’alcol etilico (che rappresenta almeno il 12%), e il resveratrolo (presente nella misura dello 0,0001%, 100.000 volte di meno).
  • L’alcol etilico, che ha la medesima formula chimica nel vino e nelle altre bevande alcoliche, è una sostanza molto tossica, ha le caratteristiche di una droga ed è un potente cancerogeno: gli studi più recenti confermano che bere uno due bicchieri di vino al giorno aumenta del 32% il rischio di cancro del seno («Tempo Medico», 16 aprile 2008). Un vasto studio dell’OMS ha concluso che «Le bevande alcoliche sono cancerogene per gli esseri umani» (WHO e IARC, 1998). Il vino è una bevanda alcolica.
  • Il resveratrolo presente nel vino non può mai far bene, proprio perché si trova nel vino assieme al suo compagno di viaggio alcol etilico. È utile che le vigne siano mantenute, perché l’uva è un frutto gustoso e nutriente e il succo d’uva non fermentato non contiene alcol etilico.
  • Sino a qualche anno fa si attribuivano effetti miracolosi all’alcol etilico: oggi nessuno lo difende più, perché sono da tutti (compresi i produttori di vino) riconosciute le sue caratteristiche tossiche ma, forse per difendere il prodotto, si è aggirato l’ostacolo consegnando il testimone al resveratrolo. Sia il resveratrolo sia l’alcol etilico sono contenuti nel vino. Adesso che il resveratrolo (o gli altri antiossidanti) sono stati «smentiti», quale altra delle circa 400 sostanze presenti nel vino verrà osannata? Forse l’acqua, che nel vino detiene la maggioranza schiacciante (70-87% delle azioni)? – Quando si bevono due-tre bicchieri di vino si può superare facilmente il limite di alcol nel sangue tollerato dalla legge durante la guida di autoveicoli.
  • I titoli dei giornali recitano abitualmente: «Vino rosso per allungare la vita». Perché non, come sarebbe giusto, «uva rossa e olive» o anche olio di oliva che pure contengono resveratrolo? La diffusione di simili notizie, in un periodo storico in cui è diffusa la paura di ammalarsi di tumore o di infarto, ha comunque l’effetto di spingere al consumo del vino. Se la campagna risultasse efficace, la conseguenza sarebbe un aumento dei consumi e con essi dei problemi (fra i quali, naturalmente, anche i tumori e gli infarti alcolcorrelati) (OMS, 1994; Di Salvatore, 2003a).
  • La Legge-quadro sull’alcol e sui problemi alcolcorrelati, n. 125 del 2001, al capo III, art. 13 (Disposizioni in materia di pubblicità), comma 2b, recita: «È vietata la pubblicità di bevande alcoliche e superalcoliche che attribuisca efficacia o indicazioni terapeutiche che non siano espressamente riconosciute dal Ministero della sanità». L’OMS osserva che la pubblicità delle bevande alcoliche rappresenta il consumo come salutare e privo di effetti negativi: ciò porta alla sottovalutazione del rischio potenziale e di altre conseguenze negative che possono derivare dal consumo di alcolici (Montonen, 1995).
  • Sono disponibili sul mercato compresse a base di resveratrolo, ma la quantità di principio attivo è minima e l’efficacia dubbia. I ricercatori della Harvard Medical School e del National Institute On Aging sono arrivati alla conclusione che la quantità di resveratrolo somministrata ai topi è enorme e una persona di 70 chili, qualora ne volesse assumere l’equivalente in relazione al proprio peso, dovrebbe bere fra le 750 e le 1.500 bottiglie di vino al giorno (www.apcom.net, 3 novembre 2006). È evidente che nessuno sopporterebbe tali quantità senza avere gravi danni, sino al coma etilico e alla morte.
  • I risultati della recente revisione Cochrane (oltre 67 studi clinici randomizzati, cui hanno partecipato poco meno di un quarto di milione di persone), smentiscono gli effetti positivi degli antiossidanti. Molti studi sono giunti a concludere che gli antiossidanti hanno effetti neutri o addirittura dannosi, con tassi di mortalità aumentati (Bjelakovic et al., 2008; www.corriere.it, «Forum Nutrizione», 28 maggio 2008).

Dulcis in fundo. Nel gennaio 2012 uno scandalo ha confermato ciò che noi affermiamo da anni: la teoria che “il vino rosso fa bene alla salute” è basata su dati inventati dai ricercatori della prestigiosa Università del Connecticut (guidati dal dott. Dipak Das, Direttore del Cardiovascular Research Center). Essi hanno truccato abilmente i risultati delle ricerche (26 studi, dal 2002, pubblicati su 11 delle più prestigiose riviste internazionali) per far emergere i presunti benefici del vino e della sua “arma segreta”, il resveratrolo. L’Università ha licenziato il dottor DAs, ha provveduto a bloccare tutti i fondi delle ricerche in corso e ha dovuto anche restituire 890mila dollari di fondi federali ottenuti dal Governo americano, grazie alle dichiarazioni fraudolente del dott. DAS. Dagli studi di Das avrebbero guadagnato i produttori di vino e le ditte produttrici di integratori alimentari che ben presto si sono gettate sul business producendo pillole a base di resveratrolo, disponibili anche sul mercato italiano con un prezzo tutt’altro che modesto. Pensiamo anche a tutti i finanziamenti avuti dall’enologia italiana per indagare sui benefici del vino …

Nonostante l’evidenza, molti produttori e alcuni medici (disinformati e/o consumatori di vino) continuano a difendere e a propagandare il resveratrolo del vino rosso. È giusto che gli studiosi continuino le loro ricerche e arrivino a stabilire se dal resveratrolo, presente in abbondanza nella frutta, si potrà ottenere un farmaco che abbia poteri curativi o preventivi.

Nello stesso tempo è utile tener presente l’evidenza che, se anche il resveratrolo contenuto nel vino (dove è presente solo in tracce) fosse efficace (ancora non si sa) e venisse riassorbito (ma ciò non avviene), nessuno riuscirebbe a bere tutto quel vino in un solo giorno. Per due motivi: perché o vomiterebbe prima (per mancanza di «spazio») o morirebbe per la intossicazione acuta di grado gravissimo da alcol etilico. In questo ultimo caso la persona avrebbe comunque soddisfatto le teorie e le aspettative di chi difende il vino come un farmaco miracoloso, perché non correrebbe più il rischio di soffrire di una malattia cardiovascolare o di cancro o di altri malanni.

Adelmo Di Salvatore
Psichiatra e Psicoterapeuta, Direttore Servizio per le Dipendenze, ASL1 Abruzzo
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