La Meditazione Trascendentale porta davvero alla trascendenza?

Una nuova ricerca rivela cosa succede nel nostro cervello mentre meditiamo

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Con la meditazione si sperimenta il silenzio interiore, la tranquillità, la pace e la trascendenza. A dirlo non è un insegnante della disciplina, ma un gruppo di ricerca della California School of Professional Psychology, che ha pubblicato sulla rivista “Brain and Cognition” il primo studio di neuroimaging condotto durante la meditazione trascendentale.

Le 16 donne volontarie, dell’età media di 60 anni, hanno praticato questo tipo di meditazione per 34 anni, accumulando 36.000 ore di pratica. I ricercatori hanno scansionato il loro cervello durante il riposo e, successivamente, durante la meditazione. L’esperienza delle volontarie ha permesso loro di raggiungere la trascendenza nonostante il rumore dello scanner cerebrale.

Le scansioni hanno mostrato che, rispetto alle fasi di riposo, c’era una maggiore attività nella parte anteriore del cervello (corteccia prefrontale dorso laterale e nel giro del cingolato anteriore) e una ridotta attività del cervelletto e delle strutture del ponte. Quest’ultima non è stata osservata in altre forme di meditazione, per esempio incentrate sul respiro, e nemmeno durante le fasi di auto-ascolto, quando viene chiesto di concentrarsi sui pensieri e sulle sensazioni.

I ricercatori si sono trovati quindi d’accordo con chi parla della Meditazione Trascendentale come uno strumento per dare attenzione senza sforzo, un’attenzione guidata dal piacere intrinseco della trascendenza interiore. L’impegno su una singola esperienza si vede, infatti, dall’aumento dell’attività frontale; l’assenza di sforzo, invece, dalla ridotta attività di cervelletto e ponte.

Gli altri tipi di meditazione, in ogni caso, aiutano ad affrontare in maniera efficace stress e ansia, a tal punto da aver ispirato anche la nascita di nuove applicazioni.