La vitamina C migliora l'efficacia dei farmaci per la tubercolosi

I batteri della tubercolosi subiscono stress multipli dalla  vitamina C e diventano più attaccabili

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Uno studio condotto da ricercatori indiani e pubblicato sulla rivista Redox Biology, ha dimostrato che l'aggiunta di vitamina C come integratore nutrizionale durante il trattamento di pazienti affetti da tubercolosi aumenterà l'efficacia del trattamento. L'aumento dell'efficienza non è dovuto al fatto che la vitamina C ha un'attività antibatterica, come suggerito da alcuni ricercatori nel 2013 che avevano condotto studi in vitro, ma facendo tutto il contrario – ovvero inducendo la dormienza nei batteri della tubercolosi.

Una squadra guidata dal Prof. Jaya Sivaswami Tyagi del Dipartimento di Biotecnologia di AIIMS a Nuova Delhi, aveva proposto per la prima volta questa teoria nel 2010 e lo ha riconfermato recentemente in questo studio.
Il team ha scoperto che la vitamina C impone stress multipli sui batteri della TBC come l'ipossia, lo stress acido (il pH viene ridotto a circa 5,5), lo stress ossidativo (attraverso la generazione di H2O2 e le specie reattive dell'ossigeno), lo stress riduttivo (dovuto alla cessazione della respirazione aerobica) e lo stress metabolico. «Come risultato di questi stress, c'è un rallentamento del metabolismo che porta alla dormienza e un'ulteriore progressione verso uno stato vitale ma non coltivabile (VBNC)», ha detto il prof. Tyagi.

In laboratorio, i batteri della tubercolosi già esposti alla vitamina C mostravano la resistenza a due farmaci di prima linea – isoniazide e rifampicina – mentre progredivano verso uno stato dormiente. A differenza di questi due farmaci, il farmaco pirazinamide è in grado di uccidere i batteri anche in uno stato dormiente. Il fatto che la vitamina C aumentasse la popolazione di batteri dormienti, ha portato ad un aumento di otto volte della capacità della pirazinamide di uccidere i batteri – in presenza della sola pirazinamide, quasi il 90% dei batteri è sopravvissuto, ma in combinazione con la vitamina C, il tasso di sopravvivenza in vitro è sceso bruscamente a meno del 3%.