La gioia di poter (ri)provare dolore

Grazie alla pelle elettronica, agli amputati potranno provare delle sensazioni attraverso le loro protesi

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Ormai il progresso ci porta sempre più avanti: riguardo alle protesi è incredibile quanto si sia riusciti a fare – protesi che possiamo controllare con le nostre menti, protesi che prevedono il movimento, protesi che si adattano perfettamente grazie alla stampa 3D. Tuttavia, anche le protesi più avanzate hanno margini di miglioramento, per esempio riguardo alla possibilità per chi le indossa di ricevere certe sensazione – caldo, freddo, morbido, duro, curvo, liscio – da ciò che stanno toccando.

Ecco perché i ricercatori della Johns Hopkins University hanno creato una nuova pelle artificiale elettronica che può essere posizionata su un dispositivo protesico per consentire all'amputato di provare dolore e altre sensazioni nell'arto mancante.
Per creare una pelle elettronica che funzioni come la pelle umana, i ricercatori sono partiti proprio dall'osservazione della rete di recettori che trasmettono le sensazioni al nostro cervello e hanno progettato il loro dispositivo al fine di trasmettere due sensazioni specifiche: la curvatura di un oggetto e quanto è appuntito. Poi hanno costruito questo derma elettronico con una combinazione di tessuto e gomma, aggiungendo strati di sensori per imitare i recettori nella pelle umana. Una volta che i ricettori rilevano determinate sensazioni le possono inviare ai nervi periferici dell'arto residuo tramite dei fili.

Attraverso la stimolazione elettrica transcutanea dei nervi (TENS poi, i ricercatori hanno scoperto e quantificato i parametri di stimolazione per suscitare percezioni tattili innocue (non dolorose) e nocive (dolorose) nella mano fantasma. In questo modo, le protesi potrebbero essere resi più longeve, visto che le si proteggerebbe da eventuali danni – che, poi, anche se sembra paradossale a dirsi, ma proteggere è proprio quello che il dolore fa.

Per chi volesse approfondire, questo studio è stato pubblicato sulla rivista «Science Robotics».