Urlare non serve. E nemmeno la rabbia: come educare un figlio

Per educare un figlio non serve urlare. E non è necessaria nemmeno la rabbia: date il buon esempio e spiegategli tutto

 

Un oggetto prezioso rotto, una domanda indiscreta, una parolaccia (che magari ha anche sentito dire a noi), una caduta imprudente o semplicemente una nostra giornata no. Ogni giorno è possibile trovare un motivo per rimproverare un figlio e scaricare su di lui il nostro stress. E purtroppo quasi ogni giorno si legge di persone che hanno picchiato il figlio fino alla morte per motivi anche banali. Tenete le mani a posto, ma anche la voce.

Sì, urlare non serve. Per educare un figlio, infatti, non è necessaria la rabbia perché questo ci ascolti. Utilizzate il buon esempio e parlategli con dolcezza. Tutti questi consigli sono anche riportati nel libro del pedagogista Daniele Novara ‘Urlare non serve a nulla’ (edizioni Bur), in cui spiega che ‘Il genitore efficace, sul piano dell’educazione, è quello che non si abbandona alla rabbia’. ‘Non si offende e non fa ritorsioni, non fa l’amicone dando quella confidenza che è pronto a ritirare violentemente alla prima occasione, non vuole trasformare e plasmare i figli a proprio piacimento’.

 

Sempre nel libro, il pedagogista ricorda anche che in famiglia non  bisogna esagerare con le parole e con le discussioni infinite. 

gc

 

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