ULTIMA ORA:
Post title marquee scroll
Trump a processo, un uomo si dà fuoco davanti al tribunale di New York-Udinese-Roma si giocherà il 25 aprile-Innovazione, Toia: "Europa verso sostenibilità ambientale con il supporto del digitale"-Usa, l'allarme dell'Fbi: "Hacker cinesi pronti a devastante attacco"-Ia, nuove frontiere tecnologiche al servizio di marketing e comunicazione a 'Megatrends'-Cooperfidi Italia prosegue percorso crescita rilanciando ruolo garanzia mutualistica-Ia, Cerutti (Politecnico di Milano): "Intelligenza artificiale utile, ma con il controllo dell’uomo"-Trasporti, assessore Lucente: "Bigliettazione digitale tema molto caro a Regione Lombardia"-Università, Cingolani: "Leonardo sospende visite per motivi di sicurezza". Mur: "Sconcertante"-Peste Suina, Martinelli (Assosuini): "Se crolla export a rischio settore prosciutto made in Italy"-Driverso: in Ue fatturato a 169 mln per car hiring d’alta gamma, 45 mln in Italia-Campari, Lollobrigida inaugura nuova linea Aperol-Cancro, oncologo: "Tre anni per vaccino mRna contro melanoma"-Fantacchiotti: "Investimento importante con nuovi 6mila metri quadri"-Fantacchiotti: "Campari brand in forte crescita nel segno sostenibilità"-Corona "non è più pericoloso", restituito il passaporto-Al Gic di PIacenza in scena l'innovazione tecnologica e tutte le novità del comparto calcestruzzo-Covid, 72enne col virus per 613 giorni: 'eterni positivi' possibile motore di varianti-Ecco i politici di sinistra finanziati da 'Social Changes', società dell'ex guru di Obama-Università Tor Vergata, TVx Students' speech contest: vince Elisa Draghin

Scelte radicali per gestire il dibattito sui social media

Condividi questo articolo:

Tassare WhatsApp e Facebook oppure bloccare i social creando un’alternativa nazionale: sono queste le controverse azioni di alcuni governi per non alimentare l’odio online

Fake news, odio, profili falsi, induzione a comportamenti sbagliati, manipolazione dei dati: queste sono solo alcune delle problematiche create da questo nostro nuovo mondo, in larga parte giocato davanti agli schermi del computer. Per questo, non solo gli scienziati (qui si potrebbe linkare l’articolo Un algoritmo per filtrare gli insulti), ma anche i governatori stanno cercando dei nuovi metodi per gestire tutto questo odio.

In Papua Nuova Guinea, la decisione è radicale: il governo intende impedire all’intero paese di accedere a Facebook, progettando un proprio social network come alternativa. Hanno annunciato che bloccheranno Facebook per un mese in conformità con il Cyber Crime Act del 2016, sperando di saperne di più su come questo social viene utilizzato per diffondere informazioni fuorvianti, account falsi e porno – che è assolutamente vietato importare legalmente nel paese.

Come era ovvio, la reazione è stata forte: le persone non sono d’accordo sul fatto che sbarazzarsi di Facebook sia il modo migliore per gestire questi problemi, alcuni hanno detto che è una violazione della loro libertà di espressione visto che in molti sentono che i social media sono l’unico mezzo attraverso il quale esprimere opinioni oneste senza subire l’influenza dello stato, altri hanno detto che è una perdita di tempo perché la quantità delle persone che fanno un uso improprio di Facebook è piccola rispetto al numero di persone che utilizzano il sito in modo responsabile.

Non è chiaro come agirà questo divieto, visto che solo il 12% delle persone in Papua Nuova Guinea usa Facebook, e che strumenti come le VPN potrebbero aggirare il divieto comunque, ma rimane un segnale forte.

Come quello, meno radicale, ma comunque d’impatto, che ha scelto l’Uganda, il cui governo ha approvato una legge che impone una tassa giornaliera di 200 scellini ugandesi (circa 5 centesimi) a chi usa WhatsApp e Facebook – e ha anche intenzione di chiedere una commissione dell’1% per ogni transazione di denaro mobile per l’e-commerce, ovunque sul territorio africano. I motivi denunciati sono sempre gli stessi: difesa dall’odio, dalla violenza verbale e dalle notizie false; motivi che inducono anche le medesime critiche: «Dove finisce la nostra libertà di espressione?».

Il dibattito è forte su questo tema e di certo repressione, inibizione e tassazione non sono soluzioni, anzi. Non ha mai funzionato combattere l’odio così e non funzionerà stavolta – soprattutto se, come dicono in molti, non è veramente l’odio che si sta combattendo, ma il dissenso.

Questo articolo è stato letto 29 volte.

facebook, odio, social, Social Media, tassa, tassazione

Comments (5)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ecoseven è un prodotto di Ecomedianet S.r.l. Direzione e redazione: Lungotevere dei Mellini n. 44 - 00193 Roma
Registrazione presso il Tribunale di Roma n° 482/2010 del 31/12/2010.redazione@ecoseven.net